Glauco Dattini Photography


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Tutorial HDR

HDR E TONE MAPPING


UNA TECNICA AL SERVIZIO DELLA CREATIVITA'


Impariamo a creare delle immagini suggestive usando la tecnica HDR e la successiva mappatura dei toni.

La tecnica HDR (High Dynamic Range), nasce per ampliare la gamma dinamica rappresentabile in un'immagine. Consente quindi di raffigurare i dettagli presenti nelle zone di alte luci e nelle aree scure che sarebbero esclusi dall'intervallo di luminanza consentito da una comune esposizione. Per ottenere una così ampia gamma dinamica, la tecnica HDR si avvale della combinazione di una serie di immagini ottenute con la multiesposizione. Tale serie viene riunita in un unico file immagine che, per comprendere una così elevata quantità di informazioni, possiede una profondità di colore di 32 bit per canale. Ma nessun monitor o stampante è in grado di rappresentare uno spazio colore che comprenda tutte le tinte teoricamente originabili da un file 32 bit/canale. Per questo è indispensabile la tecnica del Tonemapping, che serve a comprimere la gamma dinamica, mantenendo il contrasto locale. La compressione avviene con un intento percettivo, basandosi cioè su come l'occhio umano e la corteccia cerebrale percepiscono la scena. L'immagine compressa avrà quindi un aspetto simile a quella originale, pur rappresentando tutta la gamma dinamica in uno spazio minore. Il Tonemapping possiamo non finalizzarlo a ottenere delle immagini che si avvicinino ai valori di luminosità e dettagli propri del mondo reale, ma possiamo impiegarlo per effettuare una elaborazione personalizzata e ottenere una compressione della gamma dinamica con effetti surreali sull'immagine.

Per il tutorial ho utilizzato i seguenti software:
1) Adobe Photoshop CS4
2) Photomatix Pro 3.2
3) Plug-in Photomatix Tonemapping 2.0

Come prima operazione, dobbiamo effettuare tre o più esposizioni a forcella della stessa inquadratura (se la luce ambiente è molto intensa, come nelle giornate di pieno sole, è meglio utilizzarne almeno sette), prevedendo per ciascuno scatto uno stop di differenza, variando preferibilmente il tempo di posa, piuttosto che il diaframma. Se decidiamo di utilizzare solo tre esposizioni, è meglio che l'intervallo di luminosità tra uno scatto e l'altro sia di due stop. Le reflex più evolute posseggono l'utile funzione di bracketing. Dobbiamo necessariamente utilizzare lo stativo, per evitare aloni ed effetti-fantasma. Utilizziamo anche il pulsante di scatto a distanza, per evitare vibrazioni. Talvolta, usando grandangolari spinti, possiamo tentare di fare a meno del cavalletto, cercando di rimanere immobili tra uno scatto e l'altro, ma corriamo il rischio di dedicare molto tempo a correggere gli eventuali difetti in postproduzione. Usiamo, per catturare le nostre immagini, preferibilmente il formato
RAW, per ottenere il massimo della qualità.



Con questa impostazione del bracketing sulla fotocamera Nikon D300 si ottiene una serie di sette scatti in sequenza con un incremento dell'esposizione di 1 EV

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